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  • Lewis Russell

La Spada del Cielo

Aggiornato il: 19 gen 2019


Italia, 27 ottobre 312 d.C.



Il panorama che l’uomo aveva davanti era già di per sé una vittoria. La strada che aveva percorso era lunga, ma valeva ogni singolo sforzo compiuto per ammirare quella vista. Davanti a lui, il sole stava tramontando su di un fiume che, con le sue numerose anse, sembrava abbracciare una città che non poteva che dare a chiunque la guardasse una forte emozione. Mille e mille costruzioni di pietra si alternavano su quelli che avevano tutta l’aria di essere dei colli e fantastiche meraviglie di marmo sorgevano tutto d’un tratto, quasi illuminando quella metropoli che così tanto aveva condizionato il mondo, nella quali i suoi avi avevano costruito una civiltà. Roma si mostrava in tutta la sua bellezza da capitale del mondo. Invasa, corrotta, distrutta più volte, tuttavia la Città Eterna continuava ad avere un fascino immenso. Era solo da lì che l’uomo avrebbe potuto rimettere a posto le cose. Terminare quella guerra civile che vedeva romani opporsi ad altri romani, provocata da un’amministrazione tremenda. Con lui, tutto sarebbe cambiato.


«Gli uomini sono pronti, augusto. Abbiamo la possibilità di prendere il nemico alle spalle, consiglierei di procedere.»

«E sia, Flavio. Dà l’ordine alle truppe di avanzare. Domani mattina saremo in grado di dare l’offensiva decisiva.»

«Agli ordini, augusto.»


L’uomo tornò per un attimo a guardare il panorama, mentre il consigliere che lo aveva interrotto se ne andò. Decise infine anche lui di ritirarsi verso il suo alloggio, all’interno dell’accampamento: il giorno successivo sarebbe stato decisivo.


«Potente augusto d’Occidente, sembri sicuro di te.»

All’interno della sua tenda, una stupenda donna dai lunghi capelli castani lo fissava con degli incredibili occhi nocciola, luci di un volto chiaro, bianco e liscissimo che si sposava a perfezione con la splendente toga che copriva il suo corpo, tessuta interamente in seta pregiata e con mille rifiniture in oro.

«Non dovrei?» rispose lui.

«Un uomo razionale non lo sarebbe. Il tuo nemico ti supera in numero, di gran lunga.»

«Mi superava in numero anche a Taurinum, anche a Verona. Io non mi sono arreso. E non mi arrenderò ora, a un passo dalla vittoria. In fondo…» il tono dell’uomo sembrò diventare più riflessivo, mentre il suo sguardo fissò l’unica altra persona nella tenda «…io ho la protezione degli dei.»

A quelle parole, la donna sorrise.

«Gli dei… gli dei sono beffardi a volte.»

L’uomo prese qualcosa, a lato del suo alloggio: quella che aveva tutta l’aria di essere una spada, ma che subito mostrava di essere ben più lunga di quelle con le quali erano equipaggiati i suoi legionari. Prendendola per l’elsa, la estrasse dalla fodera.

«Io… io non credo. Voi dei mi avete fatto un regalo immenso. Siete voi che volete la mia vittoria.» La spada era del tutto particolare, avendo una lama totalmente trasparente delimitata da due fasci luminosi laterali: chiaramente un oggetto divino. La donna, nel guardare quell’arma di rara bellezza, sospirò.

«Gli dei non vogliono nulla, principe. Guardano solo gli eventi e valutano. Osservano il vostro comportamento, curiosi, analizzano le vostre scelte. E fanno proposte.»

L’uomo si girò, guardando la donna.

«Hai una proposta da farmi, divina figlia della Memoria?»

«Sì, principe. Ho intenzione di farti vincere la battaglia di domani. Ma a una condizione.» «Illuminami, divina.»

«Voglio che voi uomini ci dimentichiate.»

L’espressione dell’uomo cambiò, il suo volto non nascondeva una crescente curiosità, mentre lei subito riprese a parlare.

«Il posto di noi dei non è più con voi mortali. Sai meglio di me che nuove fedi si sono consolidate nell’Impero: usale, principe. I tuoi soldati non credono più in noi. Hai bisogno di un segnale forte. Convertiti e usa il potere che ti darò per permetterci di sparire.»

L’uomo rimase incredulo quando la donna smise di parlare.

«Divina Clio, quello che dici mi addolora profondamente. Mi stai chiedendo di rinnegare voi dei, voi che mi avete portato a tutte le mie numerose vittorie?»

«Le vittorie hanno un prezzo, principe.» L’uomo sospirò ed esitò, ma alla fine sembrò convincersi.

«E sia, divina. Permettimi però di chiederti a quale fede tu preferisca che io mi converta. Quale sia questo credo così potente da permettere ai miei uomini di vincere domani.»

La donna sorrise.

«Guarda il cielo attraverso il dono che noi dei ti abbiamo fatto, principe.»

L’uomo all’inizio non capì, ma vide che la donna gli stava indicando la spada che aveva in mano, così lui la rivolse verso il cielo, nel quale intanto il Sole aveva lasciato spazio a mille stelle. Iniziò quindi a guardare attraverso il vetro dell’arma e, all’improvviso, qualcosa di magico accadde: i fasci di luce ai bordi della spada, prima paralleli, si incrociarono. La donna sorrise ancora e pronunciò delle parole solenni:


«Con questo segno, vincerai.»


20 Maggio 337 d.C.


Un segnale forte”

L’uomo ricordava quella notte, lontana ormai decine di anni. Ricordava la grandezza di Roma, la vittoria schiacciante contro il nemico, il fasto di come fosse entrato nella città più importante del mondo, di come il Senato lo avesse accolto. Ora, tutto quello era lontano. Pregava, solitario, in una minuscola chiesa poco distante dal mar di Marmara, in Anatolia. Più di tutto, ricordava la donna che gli aveva permesso tutto ciò.


«Ne è passato, di tempo, non è vero, principe?»

Quella parole squillanti, però, fecero tornare immediatamente quel tempo lontano nel presente. Si girò e, senza molta sorpresa, vide di nuovo la donna a cui pensava, in alcun modo cambiata dopo tutti quegli anni, stupenda con i suoi magnifici vestiti.

«Sapevo che saresti tornata, divina Clio figlia della Memoria.» la voce dell’uomo, al contrario, era molto diversa, spenta, mentre il suo corpo era ormai fiaccato da una forte malattia.

«So che non sei in pace con te stesso.» disse lei.

«No, dea. Sto per fare qualcosa di cui già mi pento. Sto per sigillare la mia anima ad una fede alla quale non credo.»

«Però tu vuoi farlo, non è vero?»

«Devo. Per il mio popolo. Come tu stessa hai detto anni fa, è necessario un segnale forte. Ma quello che vorrei che tu sapessi è che io non ho mai smesso di credere in te, mia dea.»

«Lo apprezzo. Un uomo come te deve però fare quello che è meglio per il suo popolo. Fa quello che devi, imperatore dei Romani.»


Fu così che ancora una volta quella splendida donna scomparì. L’uomo si alzò e con fatica raggiunse l’uscita della chiesa, dove altre persone lo stavano aspettando.

«Fedele Flavio, la mia salute mi abbandona. Vorrei che tu facessi un’ultima cosa per me.»


Privo ora di ogni forza, l’uomo ora era sdraiato su un letto.

«Cosa chiedi?» disse una persona nell’ombra, seduta vicino. L’uomo rispose con un filo di voce e l’altro, non senza della diffidenza, annuì, prendendo poi una vaschetta metallica. Iniziò poi a parlare, ad alta voce. «Io ti battezzo nel nome del Padre…» disse, versandogli dalla vaschetta dell’acqua sulla fronte «…del Figlio…» ripeté di nuovo il gesto «…e dello Spirito Santo.» ripeté infine. Il sacerdote fece una pausa, guardò l’uomo nel letto morente. Continuò poi a parlare. «Ti prego, Signore santo, Padre onnipotente, Dio eterno: fa che il tuo servitore Flavio Valerio Aurelio Costantino Augusto, noto come Costantino I imperatore di tutti i Romani, che nella notte ha scoperto la durezza di questo mondo, possa vedere la via della verità e della conoscenza del tuo Nome: aprigli gli occhi del cuore, tu unico Padre del Figlio e Figlio del Padre e dello Spirito Santo, frutto della confessione della fede e anche qui, nel mondo che aspetta un mondo eterno. Per Cristo nostro Signore.»


Gli occhi dell’uomo erano lucidi e cercavano di nascondere una lacrima, mentre la sua bocca diceva costretta:


«Amen.»



Nota Storica: nonostante i mille titoli, tra i quali quello di Augusto che può trarre in inganno, il protagonista della storia è l’imperatore romano Costantino I, celebre per essere stato il primo a essere cristiano. Nel IV secolo l’impero romano è letteralmente a pezzi, essendo stato diviso da Diocleziano in quattro parti, comandate da due Augusti e due Cesari (tetrarchia). Tale sistema va subito in crisi e Costantino, Augusto d’Occidente, si ritrova a combattere contro Massenzio, usurpatore di Italia e Africa. Costantino quindi scende dalla Gallia e combatte contro Massenzio prima a Torino, poi a Varese e infine lo sconfigge in maniera decisiva a Roma, nella celebre battaglia di Ponte Milvio. È proprio qui che la leggenda narra che, grazie a un segno celeste, si converte al cristianesimo. Con i patti di Milano successivi darà libertà di religione in tutto l’impero d’Occidente. Nel 324 riunifica l’impero romano e gli fornisce una nuova capitale: Nova Roma, che prenderà il suo nome, Costantinopoli (attuale Istanbul). L’autenticità della sua conversione è stata sempre dibattuta, definita da molti solo come uno strumento per controllare meglio una setta, quella dei cristiani, che diventava sempre più potente. Ad ogni modo, Costantino regolò la religione cristiana (consiglio di Nicea - 325 d.C) e permise la fusione pacifica di essa con la cultura pagana, le cui conseguenze sono visibili tutt’oggi, come la celebrazione del Natale il 25 dicembre, giorno pagano del Sole.


L’immagine usata è un affresco del XVI secolo di Giulio Romano che ritrae la storica battaglia di Ponte Milvio, ritraendo il “segno” celeste negli angeli in alto a destra.

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© 2018 by Luigi Russo

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